La comunicazione tra medico e paziente è spesso un nodo dolente, tanto che la difficoltà di parlarsi e capirsi può arrivare a mettere a rischio l’efficacia della terapia. Se dieci minuti è il tempo medio che uno specialista riesce a dedicare a una visita – seicento secondi in cui c’è spazio per informare, ben poco per condividere – da qualche hanno si è affermata una nuova disciplina, la medicina narrativa, che ribalta la prospettiva dando alla persona gli strumenti per dare voce a tutto quello che ruota intorno alla malattia, costruendo un rapporto completamente diverso con il medico. Il racconto, oltre ad avere un valore terapeutico in sè, aiuta il curante a conoscere a fondo il paziente, dunque può contribuire a personalizzare ancora meglio il trattamento.

Nel solco – più o meno consapevole – dei principi della medicina narrativa sono usciti film e libri (uno tra tutti: Wondy, di Francesca Del Rosso), blog e concorsi letterari (come Donna sopra le righe, dedicato alle donne che hanno vissuto il tumore al seno), che si sommano al lavoro di enti come AIRC, da tempo impegnate a diffondere ‘storie di speranza‘. E cominciano a nascere anche degli ambulatori medici, come quello inaugurato il mese scorso dalla Asl di Rieti.

Ma cosa spinge una persona a raccontarsi mentre affronta una patologia importante? Le motivazioni possono essere le più diverse. Come ha scritto Bianca Borriello, storyteller e formatrice, “Nella nostra vita quotidiana ci siamo noi, che siamo mamme, lavoratrici e così via. Poi arriva la malattia e c’è la rottura: gli eventi continuano a scorrere ed è come se noi uscissimo dalla storia. Il racconto rimette la nostra storia nel flusso. […] Scrivendo scegliamo quello che vogliamo consegnare agli altri. L’obiettivo è sempre quello di avvicinarsi alle persone, di consegnare un pezzo di noi all’altro affinché lo prenda e sappia qualcosa in più del territorio che stiamo abitando, di come è la vista da dove siamo. Il vantaggio per chi ascolta la storia di chi ha avuto una malattia è di poterla vivere attraverso l’altro, trarne l’insegnamento senza doverci per forza passare”.

Qual è il senso della medicina narrativa e cosa possono fare le ‘storie di lieto decorso’, lo ha raccontato la stessa Bianca in un TEDx Talk. Che dice più di quanto forse possiamo comprendere.