“Le organizzazioni sagge non trascurano il passato – lo studiano per usarlo come risorsa e come opportunità”. Così scrive il Washington Post a proposito dei musei di impresa, un investimento che tante aziende scelgono di intraprendere per valorizzare la propria storia, condividere esperienze e memorie, proiettarsi verso il futuro costruendo un ponte tra testimonianza e innovazione. Un fenomeno che trova in Italia un terreno molto fertile: Museimpresa, associazione voluta da Assolombarda e Confindustria, raccoglie oltre 80 musei, archivi e fondazioni (40% sono in Lombardia) che conservano e tutelano l’eredità di altrettante aziende.
Ci sono realtà celebri come il Museo Ducati di Borgo Panigale, il MUMAC – Museo della Macchina per Caffè di Gruppo Cimbali alle porte di Milano, il Museo Fila a Biella o l’Aboca Museum a Sansepolcro. Ma ci sono anche realtà forse meno note, ma di grande successo, come il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa a Portici, gestito dalla Fondazione Ferrovie dello Stato, il Museo della Liquirizia “Giorgio Amarelli” a Rossano Calabro, oppure il Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare in provincia di Rovigo, sostenuto dal distretto dei giostrai di Bergantino.
I musei di impresa rispondono alla logica del marketing esperienziale, che mette al centro l’interlocutore creando una situazione e dei contenuti che lo facciano entrare in contatto con la marca a un livello più profondo, con un coinvolgimento anche emozionale. Sono anche un ottimo strumento di content marketing, in particolare di brand heritage marketing perché adatto ad aziende di lunga tradizione, a chi dispone di un buon archivio storico o di valide collezioni documentali, iconografiche o multimediali.
Ma i musei di impresa non sono soltanto volani per il corporate storytelling. Il loro valore va oltre l’azienda e riguarda la costruzione e la divulgazione di quella cultura del ‘saper fare’ decisamente importante nel caso del Made in Italy. Possono inoltre diventare luoghi di formazione per gli studenti e i nuovi talenti dei diversi settori, facendo rete con start up e altri attori locali.
Possono infine contribuire alla promozione del territorio, diventando meta di turismo industriale. I numeri dei musei di impresa sono infatti in continua crescita: Museimpresa stima un totale di 1 milione di visitatori l’anno, con eccellenze quali il Poli Museo della Grappa che attira più di 150 mila persone l’anno, il museo e l’archivio storico della Piaggio a Pontedera che registra quasi 57 mila presenze, il già citato Museo Ducati con una media annua di 40 mila visitatori. In alcuni casi i ritorni economici non sono trascurabili, considerando che il Museo Amarelli della Liquirizia genera ricavi indiretti per un milione di euro, ovvero un quarto del fatturato globale dell’azienda.
Nella foto: un pezzo del Museo Collezione Branca di Milano.
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